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Per voi di Questa Notte

15 Ottobre 2007

Per voi

 

Cari ragazzi,

venerdì diluviava e sono fuggito via senza salutare nessuno. La troupe era già ridottissima e divisa in due unità e c’era un clima da ultimo giorno di scuola: attori scoglionati, tecnici distratti, runners sbadiglianti. Sono andato via così… come un ladro sotto la pioggia fitta de sta bella Roma nostra.

Quattro ore dopo ero qui a Bologna e sabato mattina mi sono ritrovato catapultato su un altro set a interpretare uno squallido ispettore calabrese dell’ufficio immigrazione. Era un’altra troupe… e m’è preso un colpo! Ho capito che mi mancavate tutti… mortacci vostra!

 

Mi manca la velocità professionale di quel malato di mente di Livio che per sette settimane mi ha telefonato sempre un quarto d’ora prima di quando doveva e con la sua voce roca mi sussurrava: “Amore, sono io, sono venuto a prenderti”. Mi mancano le chiacchierate con lui sulla Formula 1, sui vecchi film che ha fatto, su quello che s’era magnato a cena la sera prima tipo le polpette preparate dalla moglie! E non era il solo che mi è venuto a prendere in questi due mesi. A volte c’era il giovane Mario, un paraculo travestito da bravo ragazzo. Un ventenne che lascia donne a raffica manco fosse Vaporidis, ma con cui però è nato un bel rapporto sincero… gli ho addirittura spiegato il fantacalcio e una variante fantasiosa dello smorzacandela! A volte veniva anche Carlo a prendermi… un altro paraculo in incognito, c’ha più foto lui di culi di donna sul cellulare che il sito www.sfoderamelo-dentro.org ed è un gran conoscitore di calcio. Capsula invece andava a prendere Vaporidis… ma si sa, Capsula è raccomandato. Di lui mi rimarranno impressi i capelli. Quel codino corto, quell’elastichetto malefico… già, Capsula… un emulo di Fiorello coi capelli primi anni novanta ma con un cuore d’oro. Certo… se si tagliasse i capelli secondo me potrebbe sembrare una persona normale… ma va bene così: io accetto tutti per quello che sono. La mattina arrivavo sul set dopo un breve tragitto (brevissimo se c’era Livio… che è riuscito a toccare i 190 km/h su via della Camilluccia!!!) e mi ritrovavo i favolosi tricamperisti… parevano i vecchietti del Muppet’s Show. Seduti su quelle sediole davanti ai camerini. Gentili e disponibili con tutti noi attori… un po’ meno tra di loro, visto che spesso e volentieri se mannano a fanculo che è ‘na meraviglia! Io entravo assonnato in camerino e tempo due secondi mi ritrovavo una voce calabrese che mi diceva: “Maaaaax, sei in ritardo, ti aspettano al trucco!” Era Tania! Una ragazza perfetta… quasi perfetta… diciamo che sarebbe stata perfetta se si fosse risparmiata di portarci a mangiare quella brodaglia cinese malefica dall’inconfondibile sapore di “mutanda di vecchia morente”. Tania, un dogma culturale… mezza cinese e mezza calabrese.. un incrocio tra Gattuso e Mao Tze Tung! Ma a volte la voce che mi chiamava era toscana e di gran lunga più severa. Era la voce di Antonella! Tirata, pallida, incazzata come un ape già alle 6,50 di mattina. Ma pronta a regalarti un sorriso durante l’oretta di pausa. Il suo sguardo severo mi terrorizzava e così correvo al trucco non prima di averle fregato la radio-trasmittente e averci fatto un rutto dentro per lo stupore di una esterrefatta Chantal che nel frattempo stava urlando che eravamo pronti per una prova! Arrivando al trucco incrociavo le tre grazie dei costumi… La depressa, la timida e l’estroversa!  Praticamente l’ambasciata delle Puglie! Tre matte svalvolate una più fuori dell’altra. Tre caratteri diversi ma unite in tutto e per tutto dall’adorazione totale per le orecchiette col cacio-ricotta. Mi ricorderò per sempre quell’abito da becchino scelto nella sartoria ar Tuscolano con Cristina e Stefania. E le canotte tagliate che improvvisamente mi facevano assomigliare al miglior Mario Merola de “O’ Zappatore”. Poi entravo nel camper trucco e cominciava la musica! L’I-Pod di Piter non faceva altro che suonare “Testardo” e “Occhi da Orientale”… tanto che mi chiedo come cazzo abbia fatto Vaporidis a non ricordarsi le parole all’inizio di quella maledetta giornata a via Sannio!!! Piter… il sosia indiscusso di Francesco Renga! Gaetano… il sosia spiccicato di Daniele Silvestri! Diego… il sosia giovane di Materazzi! Sorvoliamo poi sur vecchio e sur pelato che non hanno sosia ma tanto bisogno di comprensione… soprattutto Rosario che si fa 250 set all’anno! In quel momento di trucco e parrucco iniziava veramente la giornata e mi svegliavo prepotentemente pronto a pazzeggiare sul set. Erano momenti belli, di musica e amicizia sincera, di racconti e sogni, di giudizi e speranze, di abbracci e pacche sulle chiappe. Era un bel momento di umanità… apparte quando Simone si soffermava ore e ore a “curare” le comparse bionde con la quinta di reggiseno. Mi mancherà molto quel quarto d’ora al trucco…

 

Ma ecco il ricordo che si materiallizza! E’ Marta, la giovane e dolce stagista sarda, che si avvicina e mi trascina per un braccio sul set mentre ormai Chantal e Antonella stanno sbroccando via radio per il ritardo e si sono tramutate nella ragazzina dell’Esorcista! … con tanto de testa che glie gira, lingua de fuori e bestemmia in canna! Io chiedo a Marta come va la vita e lei sospira sorridendo. Le do una carezza, la faccio sghignazzare un po’ e arrivo sul set. Vedo la troupe… insomma… chiamamola troupe… una specie di Armata Brancaleone… una compagine scomposta… un’onda anomala! Gli sguardi degli elettricisti sono incazzosi… attezzisti e tecnici vari sembrano i guerrieri scozzesi di Bravehart. Sticchi potrebbe uccidere qualcuno! Brunone sta domando le comparse a colpi di frusta mentre si spizza il culo della cinesina Man-Lo. Poi arriva Giancarlo, che prima mi rimprovera perché sto in ritardo e poi con sguardo serio batte il numero a una pischella de Pomezia che masticando un chewing-gum gli dice che si chiama Sue Ellen Ruspo. Giusto la maglietta der Fabbriani smorza la tensione. C’è scritto una frase tipo: Omo de Panza, Mazza de Paranza” o una cosa così…

 

La dolce Melissa sta già al monitor e neanche sono arrivato che già mi dice che devo tenere un bicchiere con la mano sinistra, mentre con la destra mi gratto il culo, perché ora giriamo un controcampo che i primi piani però li abbiamo fatti sei settimane fa! Io non capisco un cazzo ma sorrido e dico: “Perfetto!”. Poi vedo Camilla… a detta di molti una ragazza muta… ma io che la conosco bene so che sa parlare benissimo. E’ solo che parla a voce bassa. Non bisogna mai dirle cose carine perché diventa rossa, poi viola e poi acquista una inedita sfumatura di arancione che la fa sembrare di un paonazzo esplosivo. Mi sono ripromesso di andarla a trovare al suo ristorante di Todi e spero di averla convinta a lasciare il suo ragazzo, perché dopo dieci anni con un solo uomo è arrivato il momento di assaggiare altre pietanze! Ecco che si avvicina il fonico! Sembra un bassista di un gruppo rock di Seattle anni ‘70. Capelli e barba lunghissima che mi struscia addosso e poi con le mani mi tocca il culo e mi microfona alla “pecorara” facendomi passare il filo del microfono prima nel sottopalla e poi tra un ascella e l’orecchio destro. In sostanza mi palpeggia, sto frocio! Quindi siccome io e Nicolas iniziamo a bestemmiare e siamo già microfonati avviene il classico sfogo di Tullio che mi si avvicina e dall’alto del suo liceo classico “Giulio Cesare” mi redarguisce dicendomi che non ho rispetto per le persone e che in sostanza io sono un idiota miracolato e non capisco un cazzo. Essendo sostanzialmente d’accordo con lui gli prometto di non farlo più salvo poi urlargli un “Porcamadonna!!!” nelle orecchie appena trenta secondi dopo… ma lui prima o poi imparerà a perdonarmi… ce l’ho di intercalare… non è per cattiveria…

 

“Max girati un secondo” …  mi giro e c’è Maria! Che mi fotografa e mi sorride. Io mi avvicino, le faccio un commento sulla sua enorme fronte e le stampo un bacio schiocchiarello. Lei mi sorride delicatamente e mi augura buona giornata mentre Diego mi ritocca il trucco e Gaetano mi ariccia un riccio. Sullo sfondo vedo Mirko già incazzato e Morello che sta cercando il numero di un suo vecchio cugino mafioso per gambizzare Filippo che ci sta mettendo sei ore ad allestire le luci. Filo fischiettando “ El Pueblo Unido” degli Intillimani sistema l’ultimo faro sullo sfondo, poi fa il pungo e sussurra “Hasta la Victoria”. Tullio dalla sua postazione coglie la frase nel microfono e urla “Siempre!!!!”

 

Vedo Paoletto arrampicato su una trave e di fianco a lui Carlotta con le treccione penzolanti appesa a testa in giù… sembrano gli acrobati del circo di Moira Orfei! Lui, con la cadenza piemontese, mi suggerisce di scaricarmi dei gruppi musicali dal nome impronunciabile mentre Carlotta passa da uno sguardo torvo a un sorriso dolcissimo… è fatta così… dottor Jeckyll e mister Hyde! Ma attenzione siamo pronti a girare. L’altro Paolo, quello detto Paolo “il bello” si avvicina alla macchina da presa per sfocare e rifuocare e passa davanti a tre comparse carine che lo guardano e svengono dall’emozione, lui si gira ghigna contento dall’alto del suo capello rasato e si sistema in posizione. Del resto lui su Myspace è quello più ciccato! Piace alle donne… che ce può fa’? Arriva Luigi con la giacca da moto e l’espressione di chi se la comanda. Sorride, saluta, mi dice di andare in posizione. Chantal ormai è esausta e sono solo le 7,30 di mattina! Urla ma nessuno l’ascolta… allora la vedo ferma con  gli occhi azzurri persi nel vuoto e i capelli biondo platino ormai diventati grigi per la preoccupazione. Ma attenzione! Ecco la star! E’ lui! Quelli che tutti aspettavano… il ciakkista!!!! E’ per lui che centinaia di ragazzette si accalcano sul set! Il Gorge Clooney de noantri! Se la sorride placido, poi mi chiama con un cenno e mi dice: “Massi, rimediame er numero de quella mora riccia, che venerdì sera la punisco!” Io obbedisco e mi tramuto in pappone elargendo il suo numero di telefono a queste giovani sgallettate. Sullo sfondo vedo la piccola llary che, con camminata da ballerina classica, si avvicina al monitor come se stesse lì per caso. Ilary, Marta e Camilla… le stagiste d’assalto! Il sogno erotico delle comparse di sesso maschile!!!

 

Ma si deve cominciare! Ecco che arriva anche Ester nascosta sotto i suoi capelli e tutti gli altri sono pronti… si gira! … Cioè si girerebbe pure se ci fossero i registi! Ma dove sono?

Stanno a fumà! Ma eccoli arrivare. Paolo Genovese con la camminata da Charlot si avvicina al set e decide di cambiare l’inquadratura! In realtà sta già pensando a dove andare a pranzo a pausa ma fa finta di essere interessato e propone nuove battute agli attori! E’ fatto così! Intanto Luca Miniero sta parlando del Napoli e del bomber La vezzi con l’affascinante Valentina del Back-stage! Già Valentina… quella che riesce a riprenderti pure mentre stai al cesso e ti si mette con la telecamerina a mezzo millimetro dal naso!!! Valentina… da non confondere con l’altra Valentina… la protagonista… Valentina la cinese… la giapponese… la sarda… insomma quella specie di apolide che non si capisce di dov’è!!! Arriva e porta la sua serenità, la sua cordialità e il suo talento. Nicolas e io facciamo un rutto per darle il benvenuto e Ilaria Spada ci rimprovera… poi finalmente si gira! Ma tanto ce rimane sempre fuori un controcampo da recuperare a metà novembre!!!!

 

Insomma ora c’ho scherzato un po’ su, però mi manca molto una giornata del genere… dove c’eravate tutti… sia quelli che ho nominato che gli altri che non ho nominato perché sennò veniva ‘na lettera de venti pagine! Per me è stata una bella esperienza. Del resto faccio un altro lavoro e probabilmente potrebbe anche essere l’ultimo film che interpreto! Che ne so…

Vi ho scritto per ringraziarvi perché sono stato accolto e festeggiato tutti i giorni e voi siete stati la mia fortuna… spero di ricontrarvi tutti prima o poi… o su un set di un nuovo film o in pizzeria a Testaccio o, nel caso der Caspula, in coda dalle rumene sulla Salaria!!!

GRAZIE!!!!!!!!!!!

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  1. 17 Ottobre 2007 a 15:22 | #1

    Bentornato!

    Mi sei mancato…e ora vedi di non saprire di nuovo!

  2. 17 Ottobre 2007 a 15:22 | #2

    …ovviamente, era sparire, e non saprire!

  3. Nostalgia Canaglia
    19 Ottobre 2007 a 20:17 | #3

    Noi che facevamo “Palla Avvelenata”.
    Noi che giocavamo regolare a “Ruba Bandiera”.
    Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.

    Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.

    Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.

    Noi che ”se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce”.

    Noi che passavamo ore a cercare i buchi delle camere d”aria in una bacinella.

    Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.

    Noi che il “Ciao” si accendeva pedalando.

    Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c”era l’amico in casa.

    Noi che facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente.

    Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi, e non ci hanno mai attaccato malattie mortali anche se dopo accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.

    Noi che quando starnutivi, nessuno chiamavi l’ambulanza.

    Noi che il termometro si rompeva e con le palline di mercurio giocavamo per casa.

    Noi che dopo la prima partita c”era la rivincita e poi la bella, poi la bella della bella.

    Noi che se passavamo la palla al portiere e lui la prendeva non era fallo.

    Noi che giocavamo a “Indovina chi?” anche se conoscevi tutti i a memoria.

    Noi che giocavamo a fiori frutta città (e la D era sempre Domodossola).

    Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.

    Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l’album Panini.

    Noi che ci spaccavamo i diti per giocare a Subbuteo.

    Noi che avevamo il “nascondigli segreto” con il “passaggio segreto”.
    Noi che si riavvolgeva il nastro delle cassette nel mangianastri con la penna.

    Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.

    Noi che avevamo i cartoni animati belli.!!

    Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldra e Mazinga (Goldrake, ovvio…)

    Noi che guardavamo “La Casa nella prateria” anche se metteva tristezza.

    Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.

    Noi che alla messa ridevamo di continuo.

    Noi che si andava a messa (per vocazione!!!) sennò erano legnate.

    Noi che si bigiava a messa.

    Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.

    Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.

    Noi che i messaggini li scrivevamo sui pezzetti di carta da passare al compagno.

    Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.

    Noi che si andava in cabina a telefonare.

    Noi che c”era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
    Noi che non era Natale se in tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l’albero.
    Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano.

    Noi che al compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i compagni di classe.

    Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.

    Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.

    Noi che se si vedeva tutto il film delle 20:30 eravamo andati a letto “tardissimo”.

    Noi che guardavamo film dell’orrore anche se avevi paura.

    Noi che giocavamo a calcio con le pigne.

    Noi che le pigne ce le tiravamo pure.

    Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.

    Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.

    Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4 dopo pranzo.

    Noi che a scuola andavamo con cartelle da un quintale.

    Noi che quando a scuola c”era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.

    Noi che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli.

    Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma a casa te ne dava 2.

    Noi che se la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa avevamo il terrore.

    Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.

    Noi che Internet non esisteva.

    Noi che però sappiamo a memoria “Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)”.

    Noi che il “Disastro di Cernobyl’ vuol dire non poter bere il latte la mattina.

    Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d”olio.

    Noi che non sapevamo cos’era la morale, solo che era sempre quella… “fai merenda con Girella”.

    Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.

    Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.

    Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.

    Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c”era Happy Days.

    Noi che il primo novembre era “Tutti i santi”, mica Halloween.

  4. 21 Novembre 2007 a 19:38 | #4

    per adesso passo per lasciarti un saluto veloce..
    sulle note di White Rabbit dei Jefferson Airplane..

    Domani passo a leggere..
    adesso me ne vo a casa..

    La parola da digitare è “cadrai”.. io me gratto..

    Daje..

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