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Kim Phuc

31 Maggio 2007


La vietnamita Kim Phuc posa con la foto che la ritrae mentre, bambina di nove anni, nel giugno del ’72 fuggiva dopo un attacco con il napalm che le ha provocato ustioni che le hanno lasciato profonde cicatrici.

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  1. quentin
    31 Maggio 2007 a 20:22 | #1

    quella è una delle foto simbolo di quella guerra di cui ormai non si parla più da tanto..

    però sorride in questa nuova foto..
    nonostante tutto..

    Sai.. finchè ci saranno guerre
    ci saranno foto cosi..
    e magari lo stesso fotografo
    ne avrebbe fatto a meno..

    vabè.. me so capito da solo..

  2. Edoardo
    2 Giugno 2007 a 14:40 | #2

    Nel corso della notte ho scritto due righe, avrei piacere tu le leggessi con i
    suoi errori di ortografia non corretti, e il suo senso mancato.
    L’inverno Argentino rivela un misto di persone, sensazioni e fatti alquanto
    asombroso, simile a un film di alex de la iglesia … vamos a ver
    grazie se troverai il tempo di dargli un occhiata, distruggilo pure
    tu come stai???
    un abbraccio
    edo

    Dove troviamo risposte alla nostra disperata ricerca di logica quando il mondo
    circostante ci avvilisce al punto da non incontrargli piu? un senso al quale
    aggrapparci? Quando ti ritrovi sulla strada in cui tu ti sei perso? Nelle
    nostre passioni. Per quanto abbiano una radice concreta come la nascita di un
    figlio, sono cmq un evento trascendentale, nel quale diamo forma alle cose e
    non le temiamo, come invece succede nel caos del trambusto quotidiano. La notte
    ha sempre avuto per me questo risvolto, grazie alla mancanza di rumori, di
    distrazioni, di luce .. l?impossibilita? di fare qualsiasi cosa abbia un senso
    pratico, è sempre stato il momento in cui mi è stato piu? facile ritrovarmi,
    parlare sinceramente con me stesso.
    Come indirizzare il nostro istinto non è compito semplice per alcuni, la
    vocazione come il talento sono termini che impauriscono se visti con sincerità
    e senza superbia, perché sono intangibili a meno che non portino al seguito l?
    entusiasmo di una qualche critica. Il dubbio protratto ha forse un fine
    catartico? E? forse parte di un cammino che abbiamo scelto questo limbo nel
    quale ci dimeniamo come forsennati alla ricerca di una identitaò qualsiasi
    della quale non siamo disposti cmq ad accontentarci??? O forse è semplicemente
    che il mondo non risponde a una logica, cosi? come alle nostre ambizioni e ai
    nostri ?comodi? sogni?
    È una sensazione forte avere la percezione di qualcosa alla quale non troviamo
    una forma che ci appaghi. E? anche vero che siamo incontentabili alla fine dei
    nostri mille dubbi, perché impariamo facilmente a crogiolarci in questi.

    E? vero che ci conosciamo veramente poco, prova ne è come intuiamo spesso i
    limiti degli altri prima ancora di percepire i nostri .. pero? è anche vero che
    la realtà a noi circostante è un riflesso del carico che decidiamo,
    conscientemente o meno, di portarci dietro e sul quale abbiamo tanto controllo
    quanta è la conoscenza di noi stessi. Primo Levi diceva giustamente che la
    sinceritaà verso noi stessi è un esercizio da praticare costantemente, quasi
    maniacalmente, e il risultato non sarà cmq mai eccellente (citazione con
    interpretazione del sottoscritto lettore) . Abbiamo noi la capacità di erigere
    qualcosa che si possa vedere in lontananza??? Come possiamo elevarci se ogni
    sfida che affrontiamo ci riporta a terra con se le sue difficoltà, i suoi
    limiti, i nostri limiti e le restrizioni di questa selva artificiale chiamata
    società? Come non aver paura della vita se ogni scelta coraggiosa ci porta a
    scontrarci con la realtà? la nostra perseveranza ci spinge sempre e cmq al
    traguardo, lo tagliamo, però vi arriviamo strisciando. E la nostra perseveranza
    diventa cosi? la nostra gabbia, la nostra forza la nostra debolezza, la nostra
    libertà la nostra dipendenza. Nati in questa metà, incapaci di comprendere vie
    e forme di quanto intravvediamo dentro di noi, quale spazio abbiamo per vivere,
    esprimerci e godere? Il tempo anche dimostra i nostri limiti, svalutando le
    nostre conquiste con nuovi interessi. Probabilmente tutto quello strisciare per
    arrivare fin li? ci ha fatto dimenticare una cosa : bisogna sempre, prima o
    poi, mettere in dubbio cio che si ama ? anche solo per uscir rafforzati delle
    nostre proprie convinzioni. Eppure è tanto grande il dubbio sulla nostra forza
    interiore, tanta è la dipendenza con cui ci attacchiamo alle cose, tanta è la
    incapacità di spogliarci delle nostre paure, che terminiamo arrancando per un
    tempo largo a qualcosa di cui non ricordiamo più stimoli ne? significato.

    ?Rivoluzione? è parola fascinosa e d?obbligo nell?essere umano perche? in se è
    insita l?ammissione della nostra incapacità all?evoluzione? ? cerchiamo la
    nostra identità all?interno delle struttture o negandole, militandovi o
    combattendole, ci crediamo unici e parte di un insieme più grande, superbi e
    timorosi dei confronti. Perdiamo ancora prima di iniziare la nostra partita, ma
    la tenacia ce la fa cmq giocare fino all?ultimo? e all?ultimo ci domandiamo
    perché non troviamo quella logica di cui abbiamo bisogno, in preda all?
    astinenza da questa, che considerazione produttiva possiamo trarre dell?
    esperienza che stiamo percorrendo?

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