Archivio

Archivio Agosto 2006

il Ritorno

22 Agosto 2006 11 commenti


Quando parti per due settimane ci metti sette giorni a smaltire lo stress che ti porti addosso e per i successivi sette giorni ti danni l’anima pensando che tra sette giorni ritorni a lavorare.
Quando ritorni a lavorare invece dopo appena sette minuti hai già adosso lo stress di sette anni di lavoro…
Dov’è il giusto?
Perchè lo facciamo?
Per il denaro?
Per il successo?
Per necessità?
Per non pensare?
Per essere come gli altri?
Per essere più degli altri?
Perchè non ci dedichiamo a nutrire le nostre anime invece che ingrassare i nostri corpi?
Perchè non ci fermiamo mai?

“Che giova all’uomo conquistare il mondo intero, se poi perde la propria anima?”
-Matteo 16,26-

Categorie:On the road Tag:

Da Israele con Amore

4 Agosto 2006 4 commenti


Israele è una teocrazia che stà seminando terrore e crescendo una generazione nell’intolleranza e odio contro gli arabi. Così non è strano trovare in rete (figurati se viene pubblicata una foto così orrenda dai media mainstream) che ci siano bambini israeliani che firmano “da Israele con amore” gli ordigni che andranno ad assassinare i loro coetanei libanesi; vi sfido pubblicamente (vi schiaffeggio con guanto bianco e chiamo i miei padrini) a trovare qualcosa di più orribile di questo…

Vi riporto l’inizio di due poesie israeliane:
La prima pubblicata nel 1989 dal partito ultra-ortodosso di destra Shass nell’edizione delle Nuove Dolci Preghiere, composte per la festa del Simhat Torah in cui i bambini sono portati alla sinagoga. La seconda, pubblicata nello stesso anno, dalla rivista Ha’aretz; una versione laica di una preghiera che era esposta incorniciata nell’edificio della pubblica amministrazione israeliana nella striscia di Gaza.

Le prime parti delle due preghiere:

Un giorno di purezza per gli ebrei
Un giorno di impurità per gli arabi
Un giorno di salvezza per gli ebrei
Un giorno di pianto per gli arabi
Un giorno di prosperità per gli ebrei
Un giorno di estinzione per gli arabi
Un giorno di conoscenza per gli ebrei
Un giorno di sporcizia per gli arabi
Un giorno di dominio per gli ebrei
Un giorno di peste per gli arabi
Un giorno di consolazione per gli ebrei
Un giorno di vendetta contro gli arabi
Un giorno di perdono per gli ebrei
Un giorno di lapidazione per gli arabi [1]

Sì, è vero che odio gli arabi
e che voglio cancellarli dalla carta geografica.
È questo il mio lavoro
e passo la vita piacevolmente:
ogni pallottola che sparo vola via una testa.
Che gioia quando si fa centro !
Entra nella testa e la spacca.
Allora mi sento liberato
e provo grande gioia
a vedere come vola via la testa.
Nei territori ci sono tanti bei posti.
C’è il mare, ci sono le belle spiagge
e tanto palmizi?
Peccato che ci siano anche gli arabi?» [1]

[1] Israel Shahak, ?Storia ebraica e giudaismo: il peso di tre millenni?

poi una bella dichiarazione neanderthaliana che ci riporta indietro alle incursioni degli eserciti mercenari che distruggevano e saccheggiavano i villaggi nelle guerre medievali, alla faccia dei diritti civili, diritti umani e diritto internazionale:

Il consiglio rabbinico di Yesha ha annunciato in risposta ad un attacco delle forze di difesa israeliane a Kfar Qanna che “secondo la legge ebraica, in tempo di battaglia e guerra, non c’è un termine come ‘innocenti’ per il nemico.
Tutte le discussioni sulla moralità cristiana stanno indebolendo lo spirito dell’esercito e della nazione e ci stanno costando il sangue dei nostri soldati e civili”, ha detto la dichiarazione (Efrat Weiss)

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Manu Dixit

2 Agosto 2006 8 commenti


“La guerra di religione è un’invenzione dei media e lo scontro di civiltà è una definizione che nasconde altro, ovvero l’esclusione dei poveri dalle risorse del pianeta. Oggi è in atto uno scontro economico per il controllo delle risorse energetiche: la guerra in Iraq si giustifica
solo con il fatto che tra 30 anni il petrolio si esaurirà. Il ghetto non è un problema solo per i figli degli islamici e nelle banlieues francesi, come nelle periferie di Caracas o di Rio, e ora persino a Buenos Aires, esiste invece un problema di educazione, che è poi un problema mondiale. Le famiglie come centro educativo sono stanche, e la scuola lo stesso. L’unico insegnante è la televisione che non rispetta niente e nessuno e i ragazzini sono lo specchio di questa tv. Due o tre generazioni così e finirà la civilizzazione. Una trasformazione sarà possibile solo
partendo dai quartieri, mettendo energie nel cambiamento locale. Migliorare la sanità o la scuola in un quartiere è un fatto di un’importanza enorme e conta molto di più di tante nostre manifestazioni, che infatti non hanno fermato la guerra in Iraq…”

Categorie:Senza categoria Tag: ,