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Archivio Marzo 2006

Il Racconto di Flavietto

30 Marzo 2006 11 commenti


Oggi posto questo racconto scritto dal mio amico Flavietto:

“Il cielo sopra il pattume”

yari era un moccioso alto 1 metro e 30 de 8 anni,residente a rio de janeiro.lo potevi trovare all’altezza della discarica,quattro auto bruciate a sinistra:tu le seguivi per duecento metri,e dopo una montagna de rifiuti trovavi la sua di favelas.n’ammasso de lamiere contorte,tenute su non se sa come,che ospitava un mosaico composto de tanti tasseli di carne e merda,che andava a costruire quel gruppo di affranti che vivevano li.yary era un piccolissimo tassello di merda,però un bel tassello,un tassello sveglio,…………ovviamente non fraintendiamoci………era un gran figlio di puttana!!ma era normale li,era la regola la si doveva calpestare chi non era sveglio,perche subito sopra di te ce ne era un altro ancora piu scaltro ,e quello poteva portarti via pure la vita,per tenersi la sua ovvio.comunque….li è cosi,loro non se ne preoccupavano.yary aveva una famiglia fortunatamente composta da pochi membri e cioè:la madre,maria…piu una sequela de cognomi incomprensibili,che era na donna giovane,di 34 anni,ma sto numero entrava in contrasto co la sua presenza,piu adatta a una sessantenne.poi c’era un fratello piu grande lucio undici anni,il maschio di casa diciamo,tutta l’economia domestica si posava sulle sue spalle…..e v’assicuro che un gobbo de undici anni non è piacevole affatto.lucio aveva più mestieri,elemosinava verso il centro di rio,nella parte dei signori,rubava verso il centro di rio,nelle tasche dei signori,spacciava a rio verso il centro,ai signori….ma sopratutto ai poveraccci,e nel tempo libero pippava bostik.poi c’era la principessina di casa!!!miriam,di 10 anni.bella lei!!!mirim aiutava lucio,lavorava anche lei verso il centro di rio,si prostituiva per i signori di cui prima,e ai tanti turisti.il padre vattelo a pesca,perche miriam faceva il mestiere che gli aveva insegnato la mamma.e yary?anche yari contribuiva come poteva,la mattina raccoglieva ferro,lattine nella discarica,che si rivendeva a due lire a un tizio che poi lo vendeva a sua volta ad una piccola fabbrica che stava sulla costa,e poi prima di tornare a casa si arrangiava anche lui come poteva.girava con i suoi amici e comunque il modo di tornare a casa con qualche reais lo trovava,e se si calcola che con240reais(80 euro) c’hai un culo come na casa!!però spesso i pomeriggi li saltava perchè si incontrava con un’altra nana de un metro e30,francisca che pero c’aveva un visetto che era a dir poco armonioso rispetto ai lineamenti de yari che assomigliavano a quelli de braccio de ferro,tra l’altro la pipa la fumava pure.i due si piacevano stavano bene insieme,e yari una volta in uno slancio de mattana gli aveva pure dato un bacetto,dicenogli ti voglio bene!! lei gli diede un gancio su una tempia…..però poi ne convenne con yari che il suo era un gesto carino,e ricambio il bacetto dicendo: “scusa!….forse”bhe non è che facevano un gran che insieme,l’immondizia non offre tanti spunti ludici,per cui si divertivano non so a tirare delle breccole spropositate ai gatti cimurrosi che giravano,oppure facevano a gara di sputi..pero ridevano come matti!ma troppo,ogni volta tornavano a casa tenendosi la pancia dai dolori,pero stavano da paura!!ridevano e basta.non pensavano ad altro che a ridere!!volevano vedersi solo per quello,quando si incontravano si dicevano:ci stai oggi alla discarica??vieni a ridere??e comunque dai oggi dai domani………ridevano da 7 mesi!!e lui ad un certo punto decise che era arrivato il momento di fare qualcosa di importante.qualcosa che facesse capire a francisca quanto rideva bene con lei,e che voleva ridere all’infinito!una giorno inizio a raccogliere lattine dalle 4 della mattina,orientandosi con un moccoletto che s’era fregato dentro na chiesa verso il centro di rio,nella parte dei signori per capirci.ne raccolse quasi 3 volte tante,e non contento si mise anche ad un semaforo fingendosi storpio come gli aveva insegnato il suo amico sergio e verso le 16 aveva un gran bell gruzzoletto tra le mani!ora bisognava trovare il simbolo giusto,l’oggetto che meglio rappresentasse il suo sentire,ma non essendoci abituato non sapeva come fare.il tempo stringeva alle 17 si doveva vedere alla discarica con francisca,ma non sapeva proprio che comprare.nell’indecisione s’erano fatte le cinque meno un quarto,e yari non aveva trovato un cazzo!avava pensato a uno snikers,ma poi accantonò l’idea…….mica perchè gli parve poco romantica,era che gli mancavano pochi spicci.vabè se ne fece na ragione e si avvio verso la discarica con un barattolino de bostik,perchè solo quello aveva rimediato.però prima di uscire dal centro di rio,incontro un carretto di letame tirato da un tisico,e notò che fra sta montagna de sterco c’era un girasole acnora bello dritto,verde,giallo,fiero quasi, di distinguersi da quello che lo circondava allora yari fermo sto vecchio catarroso,e porgendogli gli ultimi spiccioli che gli restavano disse:tieni mi prendo quel fiorone,pero ti do 1 reais e mezzo!ci stai?

il vecchio che manco aveva capito un cazzo,si attivo mentalmente solo per mettersi i soldi in tasca e lui si prese il fiore dal carretto che si allontanava.quando arrivo alla discarica,yari era in ritardo gia di venti minuti,quindi prima che francisca se mettesse i guantoni caccio subito il fiore urlando:”tieni questo e perchè mi fai ridere tanto!!e adesso abbassa quella bottiglia perpiacere”
ci fu una pausa di 20 secondi……..lunghissimi…………..dopo di che………..francisca inizio a ridere come faceva sempre,forse di piu,accettò il girasole,gli prese la mano,e insieme andarono sula cima di pattume più alta a vedere il sole che scendeva e a ridere…………..come tutte le sere.

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Lorena Haz

26 Marzo 2006 11 commenti


Ecco cosa è successo a Lorena:

“Era stata una bellissima serata romana. Una festa a due passi da Piazza Navona. Ma chissà cosa avevo mangiato, o forse è stato il freddo. Insomma, verso mezzanotte m’è venuta un po’ di nausea e ho deciso di tornare a casa. Ero stanca e questo ha causato la distrazione che mi è costata tanto cara. Ma quella festa si svolgeva nel luogo dove lavoro e mi era sembrato saggio lasciare là sia la borsa, sia il computer. Non mi andava di girare di notte con oggetti di valore.

Ho raggiunto a piedi Piazza della Chiesa Nuova e là finalmente ho trovato un taxi. Dopo qualche centinaio di metri la nausea mi ha sopraffatto. Ho chiesto che si fermasse. L’aria fresca mi ha fatto bene in pochi minuti. Stavo risalendo sulla macchina quando l’autista, bruscamente, ha detto: “La corsa finisce qua. Venti euro”. Chissà cosa gli è passato per la mente. Non credo di avere l’aspetto di un criminale. Gli ho fatto notare che era una cifra esagerata e che stavo male. Niente da fare. Ho chiamato la polizia. Sono arrivati poco dopo. Senza sentire le mie ragioni, dopo aver parlato col tassista mi hanno ordinato di dargli, chissà perché, 17 euro e l’hanno congedato. Quindi, sentendo il mio accento, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno.

L’incubo è cominciato così. Ho spiegato perché non l’avevo con me. Ma bastava che facessi una telefonata e me l’avrebbero portato subito. Per tutta risposta mi hanno sequestrato il cellulare e mi hanno ordinato di entrare nella loro macchina. Così mi sono ritrovata nel commissariato di via Farini, chiusa in una stanza. Ero sbalordita. Ho chiesto di parlare con un superiore. Mi hanno detto di stare zitta. Ero una straniera senza permesso di soggiorno, e basta. Non so quanto tempo sia passato, forse un’ora. Fatto sta che uno dei due agenti mi ha detto che dovevo tornare in macchina: mi accompagnavano a casa. Non era vero. Stavamo andando esattamente dall’altra parte di Roma. Ho implorato una spiegazione. Risposta: “Non hai i documenti, stai zitta”.

La vera destinazione era la questura centrale. Non mi hanno risparmiato nulla: impronte digitali, foto-segnaletica. Stavo sempre peggio. Solo dopo averli pregati tre volte mi hanno concesso di andare in bagno. Quando sono uscita dalla toilette, alcuni poliziotti hanno cominciato a dire battute al loro collega che mi aveva accompagnato. Naturalmente era rimasto fuori della porta, ma facevano commenti volgari.

Credo che siano passate altre due ore. Poi i due poliziotti mi hanno riportata al commissariato di via Farini dove, finalmente, ho potuto vedere il loro superiore. Come parlare ad un muro. Mi ha mostrato alcuni fogli da firmare. Li ho letti velocemente: mi dichiaravo responsabile di qualcosa. Ho rifiutato. A questo punto, senza alcuna spiegazione, mi hanno detto che potevo andarmene. Un poliziotto mi ha restituito il telefonino e indicato l’uscita. Erano le 5,30 del mattino.

Vivo in Italia da cinque anni. In questo paese sono rinata, ho studiato, ho trovato tanti amici. Da quattro mi occupo dei problemi dell’immigrazione. Fino a quella notte del 13 marzo non mi ero mai sentita esclusa. No, non farò più quell’errore: incollerò sulla mia pelle il permesso di soggiorno. “Regolare” sì, ma sempre “extracomunitaria”.

Lorena Haz

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ITALIA OGGI

20 Marzo 2006 8 commenti


Continua fino al 26 marzo la Rassegna di giovani autori al Piccolo Jovinelli curata da Lele Marchitelli.
Quattro storie di
Massimiliano Bruno, Giacomo Ciarrapico, Alessandro Rossi, Mattia Torre

Raccontate da:

Valerio Aprea, Massimiliano Bruno, Antonio Catania, Simona Cavallari, Cecilia Dazzi, Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggeri, Pietro De Silva, Giovanni Esposito, Pierfrancesco Favino, Augusto Fornari, Elio Germano, Caterina Guzzanti, Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè, Valerio Mastandrea, Paola Minaccioni, Angelo Orlando, Cristina Pellegrino, Rolando Ravello, Andrea Sartoretti, Paolo Sassanelli, Pietro Sermonti, Thomas Trabacchi, Lidia Vitale

musicate dal vivi da:

Luca Bulgarelli, Francesco De Nigris, Maurizio Filardo, Fabrizio Mandolini, Lele Marchitelli, Mauro Menegazzi, Gianluca Misiti, Piero Monterisi, Maurizio Rizzuto, Alessandro Svampa

?Italia Oggi?: un?Italia parlata, l?Italia raccontata dalla sensibilità di vari autori, con un alternarsi di modalità espressive e una fusione armonica di musica e prosa. Una Rassegna sui generis che accompagnerà l?interpretazione degli attori con improvvisazioni musicali.

Sul palco del Piccolo Jovinelli, ogni sera per undici repliche, due attori (dei 23 che partecipano alla rassegna), si alterneranno in scena, confrontandosi con i quattro testi (due a sera) dei quattro giovani autori, Massimiliano Bruno, Giacomo Ciarrapico, Alessandro Rossi, Mattia Torre.

L?Italia di oggi, in tutte le sue varianti, i suoi profili scottanti, il vecchio ?bel Paese? sulla sedia a rotelle, un?Italia di refusi da correggere, isterica, attratta da evanescenze e inutilità, che consuma, compra, compra? e soprattutto mangia.

LE STORIE:
Di Alessandro Rossi
Il correttore
Deciso a vendicarsi della casa editrice che lo ha licenziato, un correttore di bozze lotta disperatamente contro il tentativo di riassumere tutto il sapere in un vocabolario enciclopedico, nell?illusione di poter riformare il mondo e tutti i suoi refusi

Di Giacomo Ciarrapico
Itala oggi
E? una vecchia su una sedia a rotelle.
Che potrebbe camminare ma non le va.
Che è stata anche bella ma non lo è più.
Che vive in una casa magnifica.
Che però sta cadendo a pezzi. Con le bollette da pagare e i lavori da fare.
Ha gli occhi annacquati, la vecchia, e forse sta morendo.
Si chiama Itala.

Di Massimiliano Bruno
Super Mercato
Un uomo si ritrova in un Supermercato e osserva la fauna devastante che vaga tra scaffali, barattoli e surgelati. Per lui oggi l?Italia è un prodotto da comprare e consumare in fretta. Lui si identifica nel cibo, nei medicinali e nei personaggi televisivi. Non sa trovarsi dentro di se ma trova se stesso solo al di fuori. Si accorge che qualcosa gli sta vivendo la vita, che dentro al suo corpo riceve troppi messaggi, suoni e parole che non gli piacciono e allora le vomita via. Vomita ogni volta che il presente non gli piace, vomita spesso. Nella solitudine, nella mestizia. Vomita nel Super Mercato dei cervelli annacquati e ricerca nell?esperienza estrema una emozione vorace che possa farlo sentire soddisfatto e voglioso di esperienze. La libertà di fare troppe scelte lo rende immobile e privo di desideri e così solo nel desiderio di trasgressione, nella ricerca eccesso lui riesce a trovare un motivo per andare avanti.

Di Mattia Torre
Gola
Trattatello socio-grastronomico sul paese che in barba alla sua storia, alle sue città d’arte, ai suoi treni disegnati da giugiaro, alle sue colline verdeggianti, ai suoi sogni e alle sue speranze ha una suprema, oscura fissazione: mangiare.

Daje tutti!

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Ho visto cose…

16 Marzo 2006 7 commenti


“Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l’11 settembre.
Di corsa, per onorare con il nostro lavoro – così ci venne detto – i morti di New York. Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l’immunità delle più alte cariche dello Stato.

Ho visto aprire l’ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l’imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l’ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l’appellabilità delle sentenze di assoluzione.

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio,
alzando e abbassando l’età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.

Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l’appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo. Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare “vacca” e “gallina”.

Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.

Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.

Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti.
Altre volte senza precedenti.

Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall’infarto per l’indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L’ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.

Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.

Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell’uomo più ricco e potente del paese.

Ho visto barattare pubblicamente in aula l’unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.

Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.

Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.

Ho visto fischiare in un’aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario.

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta
voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è “uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti”.

Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull’autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un
ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.

Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.

Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.

Ho visto decine di senatori dell’opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.

Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un
uso prepotente della immunità parlamentare.

Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente
che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d’inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura. Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.

Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.
Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.

Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l’impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni. Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia.”

Nando Dalla Chiesa

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Fino al 26 marzo all’Ambra Jovinelli!

12 Marzo 2006 7 commenti


Lo so… alla fine divento noioso… però voi bloggers romani dovete venì!
Anche questo l’ho scritto io!
E daje! Forza! Fate il sacrificio!
Paoletta è bravissima e ne vale la pena!
Siamo in scena dal 14 al 26 marzo al teatro Ambra Jovinelli di Roma.
Tutte le sere alle ore 21,00!
Venite amici!

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Stasera Jack Johnson!

9 Marzo 2006 4 commenti


Okay…
Tra mezzora parto!
Me ne vado all’Alcatraz di Milano a vedermi Jack Johnson!
Come un ventenne entusiasta che va ai concerti!
E mi porto mio fratello, la sua signora e la mia migliore amica!
Ma non è bellissima l’amicizia?

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C’era un tempo sognato che bisognava sognare

2 Marzo 2006 17 commenti


Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

C’è Tempo (I. Fossati)

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